La persecuzione contro i libri è propria di tutti i regimi dispotici, e basterebbe questo per farci amare la lettura.Corrado Augias
Éntula

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Il Signore vi perdoni per quel che state facendo alla letteratura 

Celestino Tabassoovvero Il codice della recensione barbaricina

Pubblichiamo qui, per gentile concessione dell'autore, l'intervento di Celestino Tabasso al festival Florinas in giallo 2013.

Noi oggi partecipiamo a quello che – senza offesa per nessuno – può essere definito un festival letterario, cioè un fenomeno nuovo e inesplorato più o meno quanto la legge di gravità o l’usanza di battezzare i propri figli.
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Da Shannara alla Sardegna: Éntula nell'Official Website di Terry Brooks.

Terry Brooks in Sardegna (ph. Alec Cani)Esiste una differenza tra fare presentazioni e fare un tour a piede Lìberos: questa è la testimonianza di Mr. & Mrs. Brooks.
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Mesina è un mito urbano

Bisogna aver avuto sedici anni nel 1966 ed aver visto lo sguardo disperato di un tuo amico a cui avevano sequestrato il padre. Averlo visto quel povero corpo in decomposizione buttato sotto un macchia di rovo, e avere memoria del lezzo di cadavere che ti resta nelle narici per settimane. Bisogna essere stati ragazzi in quegli anni tremendi; a mezzo servizio tra scuola ed ovile, tra sogni di riscatto civile e il peso di una delinquenza cinica che uccide ogni aspirazione. Andare in campagna con lo sguardo rivolto da un’altra parte per paura di vedere cose che non dovrebbero essere viste.

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I due Chávez, di Gabriel García Márquez

Nel 1999, poco prima che Hugo Chávez Frías assurgesse a presidente del Venezuela, Gabriel García Márquez lo intervistò a bordo di un aereo durante un viaggio da L’Avana a Caracas. Man mano che chiacchieravano, il Nobel colombiano scoprì poco a poco una personalità che non corrispondeva all’immagine del despota che si era formato attraverso i media. Esistevano due Chávez. Qual era quello vero? Un profilo del presidente che si era arruolato per giocare a baseball, che recitava a memoria poemi di Neruda o di Walt Whitman e che è morto di cancro a 58 anni. 

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I migliori 20 libri dell'anno

C’è un piacere misterioso, tra le pagine dei libri, che s’arresta per qualche frazione di secondo appena chiudiamo una copertina e terminiamo una storia. In quel preciso istante un’apnea della coscienza s’insinua tra due luoghi, l’immaginario e il reale, tanto da renderli indistinguibili. L’istinto si affina, diventa ragione; l’idea perde la sua matrice irrazionale e si radica in consapevolezza. Abbiamo a quel punto la sensazione netta di essere stati parte di un’esperienza straordinaria.

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La collana improbabile di Gustavo Pratt: libri inverosimili per tempi difficili

E se gli autori sardi avessero avuto il coraggio di essere se stessi fino alle estreme conseguenze? E se le loro case editrici fossero state così temerarie da titolare i libri come sarebbe stato giusto? Gustavo Pratt, esperto in pastiche letterario sardo dal talento già ampiamente comprovato in quel capolavoro che resta Scrittori à la carte, ha provato a immaginare per noi le copertine e i titoli di una collana improbabile, ma molto verosimile. Forse quello che avremo trovato in libreria in tempi più coraggiosi sarebbe stato questo...

 

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Tutti i morti, tutti i mostri

La vigilia di Ognissanti, un tempo pacifica ricorrenza di fine ottobre dove a casa mia si mangiavano i papassini, si è trasformata negli ultimi anni in un teatro di battaglie simboliche e ideologiche. Mia madre, talebana dell'italianità cattolica, appena andiamo a trovarla fa di tutto per difendersi dall'invasione di zucche intagliate, ragnatele, dolcetti e scherzetti. Assale i suoi nipoti con zelo pedagogico cercando di convincerli che quella è la notte in cui si ricordano cristianamente i propri morti, e non quella in cui ci si traveste da scheletri e streghe con i ragni in testa. Ovviamente non c'è storia in questa battaglia: i bambini preferiscono da sempre i mostri ai santi. Allora lei, sconfitta ma non domata, sposta il fuoco dell'attacco e se la prende con me, lanciandosi in filippiche accusatorie perchè permetto che i figli siano colonizzati dall'immaginario di altri paesi e dimentichino le tradizioni. Cara mamma, ma siamo sicuri che siano le nostre tradizioni? Sovrapposizione per sovrapposizione, in fondo anche quella cattolica era una cultura estera quando si è presentata con i suoi simboli e ha spodestato gli antichi rituali animisti sardi, nemmeno troppi secoli fa.

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L'affanno dello scrittore social

L’affanno dello scrittore tra consapevolezza digitale e sovraccarico informativo

Come ogni giorno, ti svegli, prepari il caffè, accendi il computer. Ieri avresti controllato le tue email, avresti aperto una per una la pagina Twitter, quella Facebook, Instagram e infine avresti controllato le visite al tuo blog. Con un po’ di soddisfazione avresti notato un picco in corrispondenza di quel post che ti è costato tanto sudore e, scendendo un po’ più in giù nella pagina di analytics, avresti sorriso a quella parola chiave stramba con cui il visitatore è arrivato al tuo articolo. Oggi sorseggi il caffè e ti accorgi che tutto questo è sparito. Dell’entusiasmo nel vedere i quindici “mi piace” a quella foto scattata all’angolo tra Hermannplatz e Sonnenallee nemmeno l’ombra. Cosa ti sta succedendo?

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Paura del digitale? Tacito scriveva sul marmo e lo leggiamo ancora

buonaFordongianus. Eccoli qua, tutti insieme per un fine settimana a ripetersi quanto è importante fare rete.
E non parliamo di tifosi del Cagliari: erano scrittori, bibliotecari, librai, editori e liberi lettori quelli riuniti lo scorso weekend nella Sardegna di mesania. E fare rete - nei discorsi che si sono intrecciati all'hotel Terme Sardegna - significava allearsi, sostenersi, tenersi in contatto. Un po' quello che ha fatto e va facendo Liberos, “un'associazione di persone che credono che la lettura in Sardegna sia un elemento di comunità”, come recita alla voce “chi siamo” liberos.it, il sito della rete - della comunità, della tribù e via definendo - intessuta dalla scrittrice Michela Murgia e da un plotone sempre più folto di amanti della parola scritta (e letta, soprattutto).  Quindi, se vogliamo, la prima notizia è che un centinaio di sardi che hanno a che fare con la cultura hanno convissuto per due giorni senza litigare, mentre un migliaio li guardavano in streaming. La seconda è che hanno dato senso all'espressione “fare rete”, di per sé ineffabile e spesso logorata dal lessico politico e sindacale. Fare rete, per esempio, significa che certo un libraio non caccia un cliente affezionato per mandarlo ad acquistare da un'altra parte, ma che tutti i librai si mettono insieme per mandare una lettera aperta a Carofiglio per dirgli: caro Gianrico, ma com'è che ti batti in Senato per far approvare la legge a tutela del libro e poi il tuo editore la dribbla con un maxisconto ammazzacommercio? Scusaci ma noi quel prezzo da supermarket non lo applichiamo. E si regolano così, todos y bien unidos.

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Confessioni di un lettore

amoreoristano

Non mi piace Dostoevskij. A parte il fatto che non ho ancora imparato a scrivere bene il cognome andando a memoria. Anni fa lessi Delitto e Castigo. Ci impiegai sei mesi. Lo leggevo perfino durante le ore di italiano, a scuola, mentre la professoressa spiegava la lezione. Proseguivo nella lettura e pensavo: ci sarà, prima o poi, almeno un paragrafo che mi piace. Macché. Di quel libro mi ricordo sì la trama, ma nemmeno un nome. E San Pietroburgo che brucia, brucia spesso. E’ l’unico libro che mi pento di aver letto. Ho provato, anni dopo, cercando di riallacciare i rapporti con lo scrittore russo con L’idiota e Le notti bianche. Niente da fare. Da qui ho imparato che se un libro non ti piace, se mentre lo leggi ti senti pesante come se avessi mangiato un blocco di marmo a pranzo, allora è meglio lasciar perdere. Dostoevskij non me ne voglia.
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