Quanti di noi sarebbero naufraghi senza speranza in una notte atlantica, senza le voci che si levano e ci chiamano dai libri.Guido Ceronetti
Éntula

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Categoria Gianni be good


I demoni buoni viaggiano in furgone

sanna monetiQuella volta lì, al chiuso di una sala prove piccola e fumosa, con strani poster e disegni appesi alle pareti, il ronzio elettrico degli amplificatori accesi che si mescolava a cazzeggi, battute e risate, cicche per terra e lattine di birra sparpagliate per ogni dove, quella volta lì, che all’epoca curavo e conducevo una trasmissione televisiva dal titolo “RotoRock”, e me ne andavo a zonzo per la Sardegna a intervistare i musicisti della “scena isolana”, ormai saranno passati più di vent’anni, e chissà se la sala prove piccola e fumosa esiste ancora, al piano terra di uno strambo e vecchio palazzotto di Castello, a Cagliari, quella volta lì, che un paio di mesi prima Sting se n’era uscito con “Il rock è morto”, e vai col dibattito e le polemiche, io quando lo chiesi ad Alberto Sanna, se davvero il rock fosse morto, lui, che all’epoca era il leader degli High Voltage, fece una specie di scatto con la testa e mi guardò come per dirmi Ma sei scemo?
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This Is The End

Non ricordo con precisione quand’è stata la prima volta che ho sentito la musica dei Doors, forse frequentavo l’ultimo anno delle medie, o forse avevo appena iniziato il liceo, chissà. Però ricordo perfettamente che a impressionarmi non era stata la voce di Jim Morrison, le cui spoglie d’altra parte già riposavano al Père Lachaise. Più che il canto, più che i testi delle canzoni, era stato il suono liquido delle tastiere a farmi uscire di testa, a lasciarmi sbigottito, proprio di sasso.
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La voglia di cambiare che non deve mai mancare  

alessiolongoniGiusto perché non si dica che lascio le cose a metà, o a tre quarti, ma soprattutto perché migliaia di persone che hanno letto il B Gud di aprile da qualche tempo mi torturano con domande tipo “allora, com’è andata?”, “beh, cos’è successo?”, “racconta, che è stato?”, mi corre l’obbligo di segnalare che, al termine del Tour primaverile dello zio Bob, il mio punteggio finale sul sito del Neverendingpool è stato di 385. Punteggio che purtroppo mi ha visto relegato al 461esimo posto nella classifica generale.
Per quei pochi che non sanno di cosa stia parlando, a piè di post ci sono tutti i link dedicati a. Cliccate e ne saprete di più.
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I miei parenti non sognano Bob Dylan (o almeno credo)

dylantrerigheDa grande vorrei fare il dylanologo. Ma il problema è che lo sono già, grande. E più che dylanologo mi ritrovo dylanista. Per giunta anonimo, o quasi.
Noi Dylanisti Anonimi ci ritroviamo di tanto in tanto, in qualche club o locale di Cagliari, a raccontare com’è che siamo finiti nel vortice della dipendenza. Raccontiamo, suoniamo, cantiamo, ascoltiamo: la dipendenza da Dylan è una cosa seria, non pensiate. Ma noi dylanisti non vogliamo smettere.

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Tutti quanti voglion fare jazz

sunra-s51Quanti anni son passati: dieci, dodici, quindici? Chissà. Eppure mi ricordo ancora di quella volta che alla conferenza stampa di presentazione del festival jazz di Sant’Anna Arresi, Basilio Sulis si presentò senza barba, e quasi non lo riconobbi, tant’è che secondo me lui ci rimase male. Non molto, appena un po’. Ma giuro che io prima d’allora davvero non l’avevo mai visto Basilio Sulis senza barba. Per cui riconoscerlo mi costò una certa fatica, e se non fosse stato per quegli occhi stretti e puntuti che mentre sorridono sembrano trafiggerti, di certo non l’avrei mai riconosciuto.
 
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