Ogni libro è un capitale che silenziosamente ci dorme accanto, ma che produce interessi incalcolabili.Goethe J.W.
Éntula

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Categoria La profashionista


Il nome impronunciabile del rosa

cipria2Se c'è un colore infame da mettere addosso a una donna è il rosa. Non mi riferisco al cipria che tende al beige e che sta bene anche alla figlia di Fantozzi (Pantone Linen 12-1008); non parlo dell'abbacinante ciclamino di Marilyn Monroe in "Diamonds are a girl's best friends" e nemmeno dell'ambiguo pesca che ci prova con l'arancio (Pantone Nectarine 16-1360): intendo proprio il rosa per eccellenza, il famigerato Pantone 230-C, detto anche Baby Pink. Questo particolare punto di rosa è vietatissimo alle rosse, perché i colori complementari vibrano tra loro, violentando la retina ogni volta che ci si posa sopra; ma se non siete fulve non pensate di poter cantare vittoria: in rosa baby le brune stuccano fino alla carie e le bionde che abbiano superato i 15 anni tendono a sembrare delle avvizzite Shirley Temple. Il segreto per salvarsi dal confetto è portarlo il più lontano possibile dalla faccia: via libera quindi a gonne, pantaloni e accessori; sui vestiti stanno molto meglio il pesca, il cipria e il ciclamino. Che libro può fare la differenza tra questo marasma di quote rosa?

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Vestirsi nel nome di Duncan McLeod

rhiannaSiete fan del tartan? Questa fredda coda d'inverno è l'ultima occasione per approfittare della stoffa tradizionale dei kilt scozzesi, calda, colorata e pratica. Gli stilisti si lasciano ciclicamente tentare dalle geometrie del tartan ma, come tutti i classici, anche questo corre il rischio di tirarvi dentro alla scivolosa trappola del "già visto". Di un romanzo si dice che sia un classico quando ha fatto sbadigliare almeno tre generazioni: il rischio di un tessuto classico portato senza verve va molto vicino a questo destino. Per non essere banali con gli scacchi addosso occorrono quindi scelte insolite e coraggiose, che siano utili anche a non farvi sembrare appena fuggite da una casa di riposo con un plaid sulle spalle. Per salvarsi dalla noia bastano tre regole: indossare il tessuto scozzese a dosi omeopatiche, studiare con estrema cura i modelli dei capi su cui farlo balenare e trovare un buon libro da sbatterci sopra per enfatizzare la classe delle vostre scelte. Tipo, per esempio questi qui.

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Lana, sono cotta di te!

Nessuna di noi è immune. Arriva il freddo vero ed eccola lì che torna, puntuale come le rate dell'IMU, la voglia inspiegabile di indossare lana cotta. E' una specie di male stagionale a cui nemmeno la più fashionist riesce a sottrarsi del tutto e le ragioni non sono sempre facili da indagare, perché in effetti la lana cotta sarebbe l'anti-sexy per eccellenza, è rigida, sempre un po' ruvida e ha lo stesso scoppiettante fascino dei feltrini che si mettono sotto alle sedie per non rigare il parquet. Perchè dunque non possiamo fare a meno di questo tessuto così poco seducente?

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L'importante è finire

Andare in giro con un libro a mo' di pochette l'ultimo dell'anno può essere poco pratico se andrete ad una cena a buffet, dove le mani libere non sono mai abbastanza, e perfino apparire scortese (il dubbio che vi siate portate da leggere perché eravate quasi certe di annoiarvi è legittimo). Però può rivelarsi anche un utile alleato. Come sempre, dipende dal libro.

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Arrivare senza classe alla catastrofe

sauronIl 21 di dicembre c'è la fine del mondo e tu non hai niente da metterti? Nessun problema. E' la volta in cui puoi indossare quello che non hai mai osato metterti prima, tanto il giorno dopo nessuno sarà sopravvissuto per ricordarselo. La parola d'ordine oggi è esagerare. Fai rimpiangere ai tuoi amici di non essere daltonici sfoggiando tinte che sembrano appena uscite da una lavatrice senza acchiappacolore. Calpesta i perbenisti con scarpe che a confronto quelle di Alexander McQueen sembreranno i sandali delle suore Orsoline. Disorienta gli ignari passanti con tagli al vivo che persino Vivienne Westwood si vergognerebbe a proporre: stasera non hai limiti. Se anche i Maya avessero torto, nessuno dopo averti incontrata conciata senza regole potrebbe affermare che la fine del mondo non c'è stata. L'importante è che anche i libri che ti metterai addosso siano esagerati. Per esempio...

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Nel giallo non sempre c'è un assassino

L'inverno di quest'anno si è svegliato tardi ma di pessimo umore, travolgendoci con temperature che alla moda non perdoneranno più alcuna leggerezza. Di colpo sono in molte a sentire il bisogno di un colore caldo e pieno di energia che aiuti a stemperare il grigio umido della stagione. Il rosso piace a tutte, ma a dicembre è inflazionato: tra una settimana vi aggredirà da tutte le direzioni, che siano i tappeti di moquette sulle strade dello shopping o il cappottino tricottato del chihuahua di vostra cugina, che lo ha travestito da Santa Klaus perché vuole un Natale "ironico". A meno che non abbiate qualche particolare ragione per ritenere Babbo Natale un modello estetico aspirazionale (neanche per il cane), lasciate che gli altri siano ironici come possono: voi siate invece iconica come sapete! Sparigliate le carte e buttatevi sul giallo. E' un colore molto più facile da portare di quel che sembra: illumina l'incarnato, si sposa con tanti accessori e ha effetti meravigliosi sull'umore. Dal senape allo zafferano, dall'oro al limone, il giallo ha mille potenzialità che per molto tempo sono state sottovalutate dalla moda; quest'anno per fortuna gli stilisti se ne sono ricordati, per cui non sarà difficile trovare nei negozi le molte nuance portabilissime che si sono viste sulle passerelle. Se poi ci abbinate il libro giusto in pendant, qualcuno incontrandovi potrebbe persino dimenticarsi che il sole d'inverno è in vacanza.

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E' la stampa, bellezza!

L'abito fantasia è uno dei capi più bastardi che possiate decidere di appendere a una gruccia: la serenità del vostro rapporto con lui dipenderà da quanto siete in grado di dominarlo. Se in fatto di abbigliamento siete una donna alpha come Michelle Obama - capace di abbinare accessori agrumati a un vestito a pois bianconeri senza sembrare impazzita - allora non c'è problema: lo stampato vi sarà utile in molti modi. Le variazioni grafiche di un tessuto fantasia disorientano lo sguardo, dissimulando curve importune o facendone balenare di inesistenti.

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Il tailleur nero chiama storie di colore

tailleurLa cosa chiamata tailleur è una entità nebulosa nell'armadio di una donna. Può indicare gonna a tubino e giacca doppiopetto, ma anche pantaloni a zampa e giacca con revers, oppure shorts in lana pied-de-poule e giacchino corto: l'unica cosa stabile è che i due pezzi che lo compongono sono solitamente coordinati. Il classico tailleur nero, nelle due varianti gonna o pantalone, è presente in tutti i guardaroba anche in più modelli, dei quali il primo è stato comprato in genere per il giorno della laurea. I due pezzi, usati separatamente con altri capi, si riveleranno poi formidabili passpartout, ma usati insieme con qualche intelligente variante d'accessorio avranno il potere di farvi sembrare sia ambigua e sexy come Maggie Gyllenhall in Secretary che stronza come la Sigurney Weaver di Una donna in carriera: comunque mai innocua. E' un capo perfetto per un colloquio di lavoro, una cena un po' formale o una cerimonia non religiosa, ma se siete abbastanza disinvolte da sdrammatizzarlo con il complemento giusto, niente vi vieta di usare il tailleur anche in circostanze meno rigide. La differenza la faranno le scarpe e, soprattutto, il libro che ci metterete vicino.

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Un vero marinaio ha un libro in ogni porto

coco-mariniereLa maglietta a righe "Breton" fa subito marinaretta e regala un fascino francese di cui nemmeno a Sarule vorrebbero fare a meno. Nonostante l'allusione estiva, con gli abbinamenti giusti la si può osare anche se manca un mese a Natale, ma prima bisogna sfatare la leggenda nera delle righe orizzontali: non è vero che ingrassano. L'egregio psicologo Hermann von Helmoltz già nel 1867 aveva dimostrato esattamente il contrario con una serie di test visivi realizzati con quadrati a righe verticali e orizzontali: i soggetti testati dichiaravano di vedere il quadrato a righe orizzontali come se fosse un rettangolo, perché appariva loro più alto. Si chiama "teoria della zebra", che infatti ha le righe orizzontali su gambe e deretano per far credere al leone di avere arti lunghi e agili e lombi troppo poco consistenti da valere la fatica di rincorrerli. Se non vi fidate manco dello psicologo, scegliete righe sottili e portatevi appresso il libro giusto come diversivo per distogliere l'attenzione dai vostri contorni, larghi o stretti che siano. Che copertina sfoggiare per non essere sopra le righe?

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Appendi al chiodo il libro giusto

Il chiodo, il giubbotto di pelle nera dei bikers inglesi, è un altro di quei capi nati per strada e santificati a classico grazie al cinema e alla tv. Marlon Brando nel Il selvaggio e James Dean in Gioventù bruciata lo hanno consacrato come simbolo rock del maschio forte dal cuore tenero, variante autistica (e più tamarra) del maschio e basta. Poi è scattata una di quelle strane leggi del mondo della moda secondo la quale tutto quello che addosso a un uomo serve a enfatizzare la sua virilità, messo addosso a una donna, non si sa perché, deve diventare ammiccante. Gli stilisti negli anni hanno quindi fatto diventare il chiodo piccolo, corto e aderente e lo hanno sbattuto non solo sul denim delle donne, ma anche su abiti da sera, minidress di seta e vaporosi tutù da danza classica, magari abbinati agli anfibi. Può un libro diventare amico per la pelle di un giubbotto di pelle?

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