Non esistono libri morali o immorali. I libri sono scritti bene o scritti male. Questo è tutto.Oscar Wilde
Éntula

Notizie



Categoria Libere interpretazioni


Il tempo tagliato

Longo_Il tempo tagliato300dpiC’è una particolare scansione del tempo in musica. Si chiama “tempo tagliato” e si scrive 2/2 per differenziarlo da quello in 4/4.
È un tempo più semplice perché rende facile la lettura della musica. Si utilizzano valori meno complessi e tempi ritmici più accessibili rispetto al tradizionale 4/4.
Quello del libro di Silvia Longo è un modo di comporre la musica della vita. Di entrare nei vissuti cantati delle esistenze.
Visualizza

A viso coperto

A-viso-coperto-di-Riccardo-GazzanigaUn esordiente che proviene dal Premio Italo Calvino: basta questo a chiunque abbia una qualche conoscenza del panorama dei premi letterari italiani per capire che si sta parlando di un autore che ha superato una selezione durissima, improntata a severi parametri che si possono riassumere in una sola parola: qualità.

Visualizza

Libere interpretazioni: Mendel dei libri

Difficilmente mi piacciono i libri piccini picciò. Non che io sia una di quelle “o mille pagine o niente”, per carità, però ho sempre pensato che spesso proprio perché piccolini, i libri concepiti così, si autolimitino, perché non hanno la possibilità di presentarsi e di rimanere impressi nella memoria in maniera radicata e profonda. Naturalmente tengo fuori dal novero i libri di aforismi, ovvio, che quelli si sa, la caratteristica è proprio quella, due paroline, una botta di vita, e volano di bocca in bocca come la freccia dall’arco scocca. Eppure, questo è un gioiellino che sullo scaffale va messo di facciata e non di costa.

Visualizza

Libere interpretazioni: Non chiedermi niente

salomon_cop_web

"Se avessi quei guanti bianchi li metterei per scrivere, Pim vedrebbe la luce del raso dalla finestra della soffitta e saprebbe che lo aspetto da lassù, senza bisogno di parole."

Britta è una ragazzina di dodici anni che vive in un paesino del Nord e frequenta la terza media. Ha uno spasimante, Pim, di sette anni più grande, biondo, con dei bellissimi denti bianchi ma le gambe un po’ corte, che lei si ritrova intorno ogni momento e che continua a evitare, pur desiderando e sognando di restare da sola con lui, per paura dei rimproveri della madre che la considera troppo piccola per avere un “filarino” e perché “è meglio non fare errori. E non fare cose complicate, come baci sulla bocca. O fisiche, come tenersi per mano maschi e femmine."

Visualizza

Libere interpretazioni: Norwegian wood - Tokio Blues

Suona strano utilizzare l’aggettivo “delicato” per descrivere un romanzo. Di questi tempi impera il pensiero sbrigativo con tutti i suoi accessori. Le tentazioni sono numerose, c’è tanto da fare e non bisogna perder tempo così non ci si sofferma su niente. E il pensiero sbrigativo inquina il nostro mangiare, il nostro tentativo di mantenerci vivi culturalmente, il nostro stare insieme e le nostre relazioni. Una sorta di Fast-Food totalizzante che impone gusti marcati facilmente riconoscibili sia in campo alimentare che culturale o sociale in genere. Sapori decisi che non necessitano del benché minimo utilizzo di materia cerebrale. E in letteratura abbondano romanzi ricchi di fatti che si possono ingurgitare a sazietà senza pause.

Visualizza

Libere interpretazioni: Gita al faro

“Son tutte belle le mamme del mondo…” cantava Gino Latilla al festival di Sanremo del 1954. Oltre a lui, nel tempo, una miriade di artisti ha citato la mamma nelle proprie opere: tralasciando la storia dell’arte, dove la Madre in senso religioso è onnipresente, mi vengono in mente Shakespeare, Ungaretti, Quasimodo, Pascoli fino ad arrivare ai giorni nostri con Bennato, Jovanotti, e perché no, al mitico Nino D’Angelo con la sua canzone “Dedicata a mammà”.
Fra questi artisti c’è chi ha riscosso più successo, chi meno; c’è però una donna che ispirandosi alla propria madre è riuscita a realizzare quello che per i critici è un vero capolavoro. Dirò di più: scrivendo della madre, perché di una scrittrice si tratta, questa signora ha provocato un vero e proprio terremoto nel mondo della letteratura, spazzando via il canone del romanzo tradizionale ottocentesco e inaugurando la stagione di quello moderno.
La donna in questione è Virginia Woolf e l’opera Gita al faro, pubblicata nel 1927.

Visualizza

Libere interpretazioni: Le mie condoglianze

Lei è grassa, molto grassa, “un’obesa tra il tipo primario e secondario”, e nel momento in cui inizia a raccontarci la sua storia è appesa a testa in giù, imbrigliata nella cintura di sicurezza che la tiene ancorata al sedile. Perché in una notte di pioggia torrenziale lei è andata fuori strada con la macchina.

Certo, non è verosimile che una persona in quella situazione decida di raccontarci, né tanto meno scriverci, la sua vita fino a quel momento. Comunque noi, lettori generosi, mettiamo da parte la nostra incredulità e ci mettiamo comodi per ascoltare tutta la storia.

Visualizza

Libere intepretazioni: Dieci

Napoli, ai giorni nostri.  Dieci storie come dieci sono i Comandamenti da cui è mutuato il titolo; protagonista  una moltitudine di persone qualunque, accomunate dall’estrazione sociale, generalmente bassa, e dall’essere impantanate in situazioni senza via d’uscita. Scorrono davanti ai nostri occhi le vite di Papilù, che studia e lavora tentando di rimanere lontano dai guai - cioè da Giggino Mezzanotte, cui tutti devono qualcosa - perché sennò non ne esci più “e allora che fai? Chiami la polizia? […] Se chiami la polizia hai finito di campare.

Visualizza

Libere interpretazioni: Margot

Un giorno alla Biblioteca Provinciale, da un espositore girevole, un libro attirò il mio sguardo. In copertina c’era la fiancata di un camion con sopra dipinta una bella tipa in bikini, una tipa anni 50. Il titolo era racchiuso in un ovale che ricorda la marca di una maionese.

Visualizza

Libere intepretazioni: La schiuma dei giorni

Colin stava finendo di farsi bello. […]Il suo pettine d’ambra divise la massa setosa in lunghi fili arancioni, simili ai solchi che l’allegro contadino traccia nella marmellata d’albicocche servendosi di una forchetta. Posò il pettine e, armatosi di un tronchesino, tagliò obliquamente gli angoli delle sue palpebre opache, in modo da rendere misterioso il suo sguardo. Era costretto a farlo spesso, perché ricrescevano in fretta.

Incipit folgorante per Boris Vian, che ci presenta, così, Colin, il protagonista, un ragazzo con alcune, diciamo così, stravaganti peculiarità come, del resto, altrettanto bizzarro è il mondo nel quale vive.
Visualizza