Mai imprestar libri, non uno fa ritorno; i soli che ho in biblioteca sono quelli che altri mi hanno imprestato.France Anatole
Éntula

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Categoria Tìrali a casino


I cinque illeggibili di Alessandro Stellino

C'è un gioco divertente che facciamo con alcuni colleghi appassionati di cinema: elencare brutti film che ci piacciono. Non vale pescare nel trash, dire che una porcheria è divertente: bisogna puntare in alto e ammettere che si ritiene un capolavoro, non so,Top Gun o Basic Instinct, ma con l'interiore consapevolezza che in realtà è robaccia. Per il futuro propongo a Liberos questa variante degli Illegibili (gli Indifendibili?): pessimi libri che amiamo.

Le correzioni di Jonathan Franzen. Tanta bella scrittura e troppe pagine per dire poco. Di cosa parla il libro? Non me lo ricordo. Problemi di famiglia, o di relazione, mi pare. Meglio un qualunque Yates minore. O anche un racconto a caso di Bukowski.

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I cinque illeggibili di Marco Porru

marcoporruNella sua battaglia contro il perbenismo letterario,Tìrali a casino ha liberato dal silenzio l'animo di molti autori, offrendo il coraggio dell'outing anche chi fino a quel momento non avrebbe confidato abbandoni nemmeno dei libri Harmony. Qui è Marco Porru - già finalista al premio Calvino e poi edito da Nutrimenti con L'eredità dei corpi - a confessare i suoi cinque illeggibili. Ci ha messo molto, ma lo capiamo: aveva roba grossa sulla coscienza.


Non lasciarmi di Kazuo Ishiguro. Ho visto prima il film di Romanek che ho amato tantissimo. Il romanzo l'ho tirato a casino innervosito. Racconta una storia incredibilmente bella e inquietante (lontana dal nostro presente, eppure ci tocca terribilmente) sull'abuso di potere di cui siamo tutte vittime senza neppure accorgercene. Ma la voce narrante della protagonista Kathy è troppo logorroica e divaga in continuazione. Ho provato a riprenderlo in mano un paio di volte ma niente da fare. Credo che ritenterò ancora.

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I cinque illeggibili di Massimo Miro

Tìrali a casino è ormai una filosofia, un atteggiamento di resistenza contro il perbenismo letterario, e anche per questo ciascuno lo interpreta come meglio crede. Massimo Miro - già finalista al premio Calvino e poi edito da Il Maestrale con La faglia - ha deciso di essere drastico come lo sono i suoi libri e ha indicato 5 libri che credete di non aver mai sentito prima, ma sbagliando. Questi titoli esistono perché sono già esistiti e dunque esisteranno ancora, anzi si preparano all'esistenza nel momento stesso in cui leggete queste parole. Tra i 160 titoli che l'editoria italiana sforna ogni giorno c'è per forza una schifezza inverosimile ispirata a un'altra schifezza che ha già venduto l'inverosimile.


I miei 5 illeggibili non sono libri che mi hanno deluso. Non sono risentito dei 15 euro spesi, e non voglio nemmeno vendicarmi del pessimo consiglio di un libraio, di un amico, di un critico letterario. Molto peggio. Il mio elenco è un vero e proprio esorcismo. Un auspicio affinché questi libri non vengano mai pubblicati. Almeno nell’arbitrarietà del mio piccolo mondo ideale. In questo perfido gioco, ovviamente del libro non posso scrivere il nome dell’autore, ma posso tentarne il titolo e addirittura la collana. Non sono i libri che attenteranno ai nostri sentimenti, non sono quelli che cospireranno per sorprenderci. Sono quelli che seguiranno la moda passeggera, quelli che cercheranno noiosamente le note più facili da suonare, quelle della pietas e quelle dell’eros. Ma purtroppo saranno oggetti dalla bella conchiglia che il mercato, sordo alla mia accorata scongiura, riuscirà a confezionare in poche abili mosse. I miei 5 illeggibili sono una supplica disperata. Perché siamo ancora in tempo.
 

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I cinque illeggibili di Chiara Valerio

Ho sempre finito tutti i libri che ho cominciato, perché sono una persona assai ligia. Tuttavia ci sono alcuni libri - obiettivamente monumenti letterari, mi rendo conto - che ho finito per quella particolare forma di coerenza che è la disperazione. Lascia dunque che io li enumeri, come diceva Roger Rabbit a Jessica Rabbit leggendo la sua lettera d'amore sul testamento di Marvin Acme buonanima...

Il trionfo della morte di D'Annunzio
Certe volte l'introspezione non è abbastanza per colmare i buchi di trama e intreccio. Questo libro è un buon esempio di come il conosci te stesso di Socrate abbia fatto enormi danni, non preoccupandosi di mettere in ipotesi che il se stesso potesse essere qualcuno da non conoscere.

L'isola del tesoro di Stevenson
Perché sembra un'avventura: l'isola, i pirati, i quindici uomini sulla cassa del morto e una bottiglia di rum... perché ti inganna con il tesoro del capitano Flint e invece anche a dieci anni, anzi undici, l'età di Jim, capisci immediatamente che Stevenson sta cercando didascalicamente di parlarti di un noiosissimo viaggio interiore.

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I cinque illeggibili di Banana

micheleBanana è lo pseudonimo dietro il quale si cela un giornalista cagliaritano che dall'ottobre 2010 sferza il mondo della politica sarda con Intanto in viale Trento, una serie di brevissimi fotoromanzi satirici ambientati nei palazzi del potere isolano. Le prime 125 strisce delle quasi 400 finora pubblicate sono state raccolte in un libro edito da Kita, disponibile in libreria.

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I cinque illeggibili di Nicolò Migheli

nicolaNicolò Migheli è nato nel 1950 a Santu Lussurgiu, l'unico paese del Montiferru che si crede in Barbagia. E' sociologo e si occupa di sviluppo rurale e di comportamento organizzativo. Oltre a diverse pubblicazioni di carattere scientifico, quest'anno ha pubblicato per Arkadia il romanzo Hidalgos, il primo libro in assoluto ad essere stato presentato sotto l'egida di Lìberos.


Da lettore onnivoro i libri tendo a leggerli tutti, certi anche a fatica, ma fino in fondo. Quelli che non mi sono piaciuti li relegherei in una sezione della biblioteca classificati come libri tirati a casino. Ci aggiungerei un cartello con su scritto:”Da leggersi dopo comprovata preparazione propedeutica.” Tutti i libri sono scritti con le migliori intenzioni, anche se i lettori ne rivelano le peggiori. Il riferimento è voluto. Sui gusti letterari regna, giustamente, una soggettività che nessun giudizio negativo o positivo altrui potrà mai scalfire. Ed è bene che sia così. Niente autodafé, ma istruzioni per non avvelenarsi. Poi ognuno è libero di fare come crede.
Non ho mai amato il pensiero negativo e tanto meno la revisione che ne ha fatto certa sinistra negli anni scorsi. Ho tentato più volte di capire Friedrich Nietzsche, ma quel che dice non lo condivido. Tra i suoi scritti quello che più relegherei in quella sezione è: L’anticristo, maledizione del cristianesimo. Un libro che ha avvelenato le fonti del pensiero novecentesco. Teorie approdate nel Mito del XX secolo di Alfred Rosemberg, teorico del nazismo, della purezza della razza, e della religione nazionale tedesca. Il male assoluto ha padri folli.
Il libro cuore di Edmondo De Amicis. Bisogna essere nati negli anni cinquanta, cresciuti selvatici, per parteggiare irrimediabilmente per Franti e detestare quel libro. Le nostre maestre ci obbligavano a leggerlo per diventare (secondo loro) cittadini esemplari, devoti all’autorità. Non puoi essere Enrico Battini se stacchi una ghianda dall’albero con la fionda.

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I cinque illeggibili di Arturo Robertazzi

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Arturo Robertazzi è nato a Napoli nel 1977. Vive a Berlino, dove lavora come chimico computazionale alla Freie Universität.
Cura la rubrica BerlinStyle su Guide Europee, e L'eBook sopra Berlino su LeDita. Zagreb è il suo primo romanzo, eZagreb, il romanzo digitale, il primo ebook arricchito.

Come Dio Comanda, di Niccolò Ammaniti. Ha vinto il Premio Strega nel 2007. L'ho comprato, l'ho finito. Deludente. Strano: il Premio Strega, lo sanno tutti, è un marchio di qualità.  
 
Tropico del Cancro, di Henry Miller. Controverso, volgare, eccitante. Il racconto scorre senza meta, come un fiume di alcol in un bar. No! Non volevo convincervi a comprarlo!
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I cinque illeggibili di Chicco Gallus

phoca_thumb_l_chicco gallus e michela murgiaChicco Gallus è nato a Cagliari e tende caparbiamente a restarci con scuse banali come il sole, il mare e il cielo blu. Ha un’età da grande, ma passioni da bambino: come le biciclette, gli aerei a elica e i dinosauri. A questi ultimi ha dedicato il volume di poesie Rimosauri, uscito per Motta Junior. Scrive filastrocche perché è convinto che siano un modo molto divertente di dire cose serie. E un modo molto serio per dire cose divertenti. Ne ha scritte alcune per i suoi nipoti e i figli degli amici e da qui è nata l’idea delle Filastrocche di benvenuto, uscito sempre per Giunti Motta. I suoi motivi per tirare a casino i cinque libri che seguiono spostano leggermente lo spirito della rubrica, ma lo fanno con un garbo tale che a noi non sono sembrati fuori posto. Giudicate voi.


Io ci ho pensato, a quali libri cerco di evitare, e sono giunto a una conclusione. I libri che non mi sono piaciuti, o che magari non ho proprio sopportato, non mi suscitano alcun rancore. È abbastanza semplice: non ci avrò mai più nulla a che fare. Invece i libri che cerco con ogni cura di evitare, anche con lunghi giri per non passar loro troppo vicino, sono altri. Sono quelli che se solo li tocco, anche solo per spolverare, poi ne leggo almeno una riga. E poi un’altra, e un’altra. E alla fine li rileggo da capo, per l’ennesima volta. Questo è sleale, è un’evidente prepotenza.  Quindi questi sono i miei libri da tenere a distanza, ma non perché sono illeggibili. Perché mi costringono a leggerli e a rileggerli, e questo mi fa paura. Ne metto cinque, quasi a caso. Il motivo è che per trovare i primi cinque mi son dovuto avvicinare alla libreria, e per liberarmi dal canto delle sirene c’è voluto un bel po’ di tempo.
 

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I cinque illeggibili di Lia Celi

Lia Celi è giornalista e scrittrice. Autrice di satira, per sei anni ha fatto parte della redazione di "Cuore". Ha scritto anche per "Smemoranda", "Avvenimenti", "Sandokan", "Insieme", "Gulliver" e "Specchio" della "Stampa". È stata uno degli autori del programma satirico di Raidue Pippo Chennedy Show e ha collaborato alle trasmissioni radiofoniche di RadioRai.
Dopo la lunga esperienza sulla sua rubrica di culto Diario di una mamma imperfetta è nato nel 2011 Piccole donne rompono. Di recente pubblicazione per Laterza Corso di sopravvivenza per comunisti in crisi. Le sue battute su Twitter sono seguite da 27mila follower: con questo curriculum era solo questione di tempo prima di arrivare a Tìrali a casino.


«L’eleganza del riccio» (Muriel Barbery)
Di solito i libri che compro alle Poste per ingannare l’attesa non mi deludono mai (vedi «La Dieta Dukan», «L’ultimo Catone», «Donne col tacco 12»). Questo l’ho trovato così pretenzioso e irritante che al confronto il dépliant di Bancoposta era Steinbeck. Mi sembrò assolutamente incredibile che un’intellettuale raffinatissima, ancorché parigina, andasse a fare la portinaia, ma del resto all’epoca non avevo ancora visto Mara Carfagna diventare ministro della Repubblica. Sia come sia, ne ho letto un terzo poi l’ho passato a mio marito che, essendo più paziente e francofilo di me, è riuscito a finirlo e si è pure commosso. Però se le nostre figliolette preadolescenti si comportassero come la Paloma del romanzo, le prenderebbe a calci in culo, ottenendo gli stessi risultati del signor Ozu e in molto meno tempo.

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I cinque illeggibili di Paolo Maccioni

Paolo MaccioniPaolo Maccioni è autore, pubblicista e conduttore del programma radiofonico Cono Sur. L'America Latina alla radio, su Radio press. Ha pubblicato Insonnie newyorkesi, L'ufficio del pietrisco, Doppio gioco e, con lo pseudonimo Gustavo Pratt, Scrittori à la carte. L'ultimo suo romanzo è Buenos Aires troppo tardi, per Arkadia. Tuttò ciò da Mr. Hyde. Come Dr. Jekyll invece è odontoiatra.


La montagna incantata, di Thomas Mann. D'accordo, è un capolavoro, ma io lo trovai faticoso, insopportabilmente lento e prolisso. E va bene che avevo l'impazienza dell'adolescente quando lo affrontai, ma lo abbandonai prima ancora che Hans Castorp riuscisse ad arrivare al sanatorio di Davos. Comunque mi fu utile: ottimo come sonnifero non farmacologico.

 

Il pendolo di Foucault, di Umberto Eco. Contorto, dispersivo (tanto da costringere il lettore a prendere appunti) e appesantito da digressioni trasudanti un'erudizione da saputello compiaciuto. La definizione migliore di questo libro la dà l'anagramma del titolo, formulato dallo stesso Eco : "Un plot da folli di U.Eco". Ricordo di non averlo tirato a casino, ma sul muro, per uccidere una zanzara. 

 

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