I libri che il mondo chiama immorali sono i libri che mostrano al mondo la sua vergogna.Oscar Wilde
Éntula

Magnifica ossessione: quel che ho visto di Bellas mariposas

«L’obiettivo che cerco di raggiungere è riuscire, attraverso il potere della parola scritta, a farvi udire, farvi provare emozioni e, anzitutto, farvi vedere». Quando Joseph Conrad scrive la prefazione a Il negro del Narciso è il 1897, e il cinema è un bimbo di due anni. Basterà che con Griffith  raggiunga la maggiore età per assumere definitivamente il ruolo di medium narrativo di massa e per scatenare generazioni di profeti di sventura sul destino del romanzo. Un secolo dopo, l’ultimo racconto di Sergio Atzeni è giocato testardamente sulla stessa scommessa di Conrad: è l’impasto  della scrittura a farci udire, emozionare, vedere. Per questo l’idea di trarne un film era un doppio azzardo (triplo, se si considera l’aura che circonda in Sardegna il testo e il suo autore): la sola pretesa di “far vedere” rischia di azzerare - banalizzare, nel migliore dei casi - la forza visionaria della pagina. Salvatore Mereu trova più di una soluzione convincente.