Nessun vascello c'è che, come un libro, possa portarci in contrade lontane.Dickinson Emily
Éntula

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Paura del digitale? Tacito scriveva sul marmo e lo leggiamo ancora

buonaFordongianus. Eccoli qua, tutti insieme per un fine settimana a ripetersi quanto è importante fare rete.
E non parliamo di tifosi del Cagliari: erano scrittori, bibliotecari, librai, editori e liberi lettori quelli riuniti lo scorso weekend nella Sardegna di mesania. E fare rete - nei discorsi che si sono intrecciati all'hotel Terme Sardegna - significava allearsi, sostenersi, tenersi in contatto. Un po' quello che ha fatto e va facendo Liberos, “un'associazione di persone che credono che la lettura in Sardegna sia un elemento di comunità”, come recita alla voce “chi siamo” liberos.it, il sito della rete - della comunità, della tribù e via definendo - intessuta dalla scrittrice Michela Murgia e da un plotone sempre più folto di amanti della parola scritta (e letta, soprattutto).  Quindi, se vogliamo, la prima notizia è che un centinaio di sardi che hanno a che fare con la cultura hanno convissuto per due giorni senza litigare, mentre un migliaio li guardavano in streaming. La seconda è che hanno dato senso all'espressione “fare rete”, di per sé ineffabile e spesso logorata dal lessico politico e sindacale. Fare rete, per esempio, significa che certo un libraio non caccia un cliente affezionato per mandarlo ad acquistare da un'altra parte, ma che tutti i librai si mettono insieme per mandare una lettera aperta a Carofiglio per dirgli: caro Gianrico, ma com'è che ti batti in Senato per far approvare la legge a tutela del libro e poi il tuo editore la dribbla con un maxisconto ammazzacommercio? Scusaci ma noi quel prezzo da supermarket non lo applichiamo. E si regolano così, todos y bien unidos.