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Appuntamenti imperdibili: Canto di Natale fino alla Befana

A Natale è una tradizione molto condivisa quella di andare al cinema. E se quest'anno si andasse anche a teatro? Nel calendario di Lìberos ci sono molte occasioni per scegliere spettacoli adatti anche ai più piccoli. Proseguono a Sassari con successo le repliche di Canto di Natale nell’ormai classico allestimento de La botte e il cilindro per la regia di Sante Maurizi. Al teatro Ferroviario l’irresistibile storia dickensiana dell’avaro Scrooge e dei fantasmi affascinerà ancora grandi e piccini nell’interpretazione di Antonello Grimaldi, Daniela Cossiga, Andrea Maurizi, Luca Dettori, Maurizio Giordo, Antonella Masala, Antonio Careddu, Stefano Cossu, Ludovica Sanna e dello stesso Sante Maurizi. In occasione del bicentenario della nascita di Charles Dickens nel foyer del teatro è allestita una mostra di decine di edizioni del racconto dello scrittore inglese.

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Ma quali sarebbero questi benedetti film "sardi"?

In seguito a sollecitazioni varie, ecco la famosa lista di film sardi. In grassetto quelli tratti da romanzi o saggi.

Cliccando ciascuno dei titoli appare una scheda informativa, in genere della banca dati della fondazione Ente dello Spettacolo. Ribadisco il criterio: lungometraggi a soggetto usciti nelle sale cinematografiche in cui la Sardegna è personaggio e non mero fondale. Mancano all'elenco due novità di imminente uscita. Su re che Giovanni Columbu ha tratto dai Vangeli e che presenta in concorso al Torino Film Festival il 27 novembre. Sempre a Torino, nella sezione Festa Mobile, Peter Marcias presenta il 25 Dimmi che destino avrò, di cui abbiamo già parlato qui su Liberos. Tanta cacca ai due registi.

  1. Cenere di Febo Mari dal romanzo omonimo di Grazia Deledda, 1916

  2. Cainà di Gennaro Righelli, 1922

  3. La grazia di Aldo De Benedetti dal racconto omonimo di Grazia Deledda, 1929

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Magnifica ossessione: quel che ho visto di Bellas mariposas

«L’obiettivo che cerco di raggiungere è riuscire, attraverso il potere della parola scritta, a farvi udire, farvi provare emozioni e, anzitutto, farvi vedere». Quando Joseph Conrad scrive la prefazione a Il negro del Narciso è il 1897, e il cinema è un bimbo di due anni. Basterà che con Griffith  raggiunga la maggiore età per assumere definitivamente il ruolo di medium narrativo di massa e per scatenare generazioni di profeti di sventura sul destino del romanzo. Un secolo dopo, l’ultimo racconto di Sergio Atzeni è giocato testardamente sulla stessa scommessa di Conrad: è l’impasto  della scrittura a farci udire, emozionare, vedere. Per questo l’idea di trarne un film era un doppio azzardo (triplo, se si considera l’aura che circonda in Sardegna il testo e il suo autore): la sola pretesa di “far vedere” rischia di azzerare - banalizzare, nel migliore dei casi - la forza visionaria della pagina. Salvatore Mereu trova più di una soluzione convincente.

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Magnifica ossessione: matrimoni d'interesse

Quelle tra i libri e i film sono relazioni tormentate, dicevamo nell’ultima puntata di questa rubrica. Ma non solo. Tra la penna e la pellicola c'è una specie di storia d’amore che approda sovente a un matrimonio d’interesse. Un paio d’anni fa l’Associazione Italiana Editori ha promosso un’indagine sul rapporto su cinema ed editoria: è risultato che uno su cinque film usciti nelle nostre sale è tratto da un libro. Addirittura uno su tre considerando quelli di produzione nazionale, mentre ben il 50% dei film tratti da libri registra incassi superiori a quelli medi. Nel quinquennio 2005-2009 si sono contati 200 titoli tratti da opere letterarie, con un aumento di oltre il 20% rispetto ai cinque anni precedenti. Ovviamente più del 70% di questi titoli sono editi dai grandi gruppi (Mondadori, Rcs e GEMS), il resto dai piccoli e medi editori (Baldini Castoldi Dalai, Fandango Libri, Fazi, Newton Compton, ecc.). Pare infine che l’aver letto il libro sia al quinto posto tra i fattori che guidano gli spettatori alla scelta di un film da andare a vedere. Viceversa, l’aver visto il film è al terzo posto tra i fattori che determinano la scelta di un libro da leggere. Saranno aridi, ma sono numeri che contano molto nelle strategie del mercato editoriale e della produzione cinematografica. Diciamo anzi dell’audiovisivo, intrecciato ormai indissolubilmente – se non identificatosi – col primo. Matrimoni d’interesse, appunto, che conducono – nel Bel Paese degli Scrittori Esordienti - a industriarsi.

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Magnifica ossessione: Calvino e il cinema

A poco più di trent’anni, voltate appena le spalle al neorealismo con la pubblicazione del Visconte dimezzato, Italo Calvino è al festival di Venezia, inviato per “Cinema nuovo”. Registra i film in concorso tratti da opere letterarie (mica niente: Moravia, Mann, Chesterton, Defoe, Boito, Shakespeare) e ci ragiona su. Riflette sulla «molla segreta» del romanzo, che scatta «nel linguaggio, nella tensione morale, nel modo di accostare le cose e i problemi». Se un regista decide di girare un film tratto da un libro, come fa «a sostituire questa molla, che sta sotto alle parole, con un’altra che stia sotto alle immagini? Ma deve proprio cercare di tradurre lo spirito del romanzo, il film? O non piuttosto cercare di dire altre cose, cose sue, partendo dalla stessa storia? O invece dare il romanzo scritto per insostituibile e limitarsi a illustrarlo, a chiosarlo d’immagini?».

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Magnifica ossessione: frecce, bambini e capre

keiraGiuseppe ci ha scoperti. Seduti sul cordolo del marciapiede vediamo Ivo acquattato dietro un’auto: è facile nascondersi di notte, i padelloni da trenta candele rischiarano appena la strada. Appena Giuseppe si allontana diamo un cenno e Ivo scatta come una cavalletta a urlare «Salvi tutti!».
Sono io a salvare Giuseppe da un altro trenta-trentuno-non-conto-più-a-nessuno: siamo accaldati, propongo di entrare a casa di nonna, lì davanti, a bere un po’ d’acqua. Sulla soglia, sedute a su friscu con il vicinato, mamma e nonna ci danno il permesso, assieme alle solite raccomandazioni di bere piano e non dalla bottiglia, chiudere subito il frigorifero, magari lavatevi prima le mani, no?
Impegnati a scegliere in un cucinino quali delle disposizioni precedenti scansare, sette bambini fanno quasi pollaio. Ma non abbastanza da non sentire qualcosa dal soggiorno lì accanto: come il richiamo di un corno da caccia che ci zittisce per un attimo. Ci affacciamo mentre quelle lunghe note si dissolvono in una musica epica. Lo sguardo fisso di mio zio guida il nostro al televisore, e la melodia accompagna immagini di cavalli, boschi, armature, battaglie, castelli. Lo zio fa cenno di stare zitti e sedere. Lo facciamo mentre una scritta riempie lo schermo: La freccia nera. Lì mi si spezza il fiato, balzo in piedi e strepito «Ma io lo sto leggendo!», in un lampo salgo in camera, prendo un libro e plano sulla sedia in cucina. Lo zio mi fulmina con gli occhi, metto il libro sotto il culo e terminati i titoli di testa inizia la prima puntata.

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