Mai imprestar libri, non uno fa ritorno; i soli che ho in biblioteca sono quelli che altri mi hanno imprestato.France Anatole
Éntula

Tut­ti paz­zi per la let­tu­ra! 

DON QUIXOTENon fu per il tan­to leg­ge­re che don Chi­sciot­te im­paz­zì. Lo psi­chia­tra ga­li­zia­no Ti­bur­cio An­go­sto so­stie­ne che l’hi­dal­go ab­bia per­so il sen­no per­ché cer­ca­va un sen­so in quel­lo che leg­ge­va. Sof­fri­va di psi­co­si reat­ti­va e avreb­be avu­to bi­so­gno di tran­quil­lan­ti.
A quel ca­va­lie­re lan­cia in re­sta, scu­do an­ti­co, ron­zi­no ma­gro e le­vrie­ro ca­pi­tò qual­co­sa di inau­di­to: “si era im­mer­so tan­to nel­la let­tu­ra, che pas­sa­va le not­ti leg­gen­do da un’al­ba al­l’al­tra e i gior­ni da un tra­mon­to al­l’al­tro, e co­sì a for­za di dor­mi­re tan­to po­co e di leg­ge­re tan­to, gli si sec­cò il cer­vel­lo tan­to da per­de­re il sen­no." È co­sì che Mi­guel de Cer­van­tes de­scri­ve il mo­do in cui Alon­so Chi­scia­no di­ven­ne mat­to. Que­sto pas­so ha con­se­gna­to al­l’im­ma­gi­na­rio po­po­la­re l’i­dea che a far­lo im­paz­zi­re fu la quan­ti­tà di li­bri ca­val­le­re­schi che di­vo­ra­va. Pe­rò lo psi­chia­tra Ti­bur­cio An­go­sto Sau­ra ha tro­va­to una sfu­ma­tu­ra.