Appartengono alla letteratura tutti i libri che si possono leggere due volte.Nicolás Gómez Dávila
Éntula

Viaggio nel paese dove scompaiono i libri

L'anno scorso in Italia nel mese di gennaio sono usciti 204 libri al giorno. Quest'anno nello stesso mese i titoli nuovi in libreria sono stati 148, con un calo netto del 28%. Significa che la crisi sta mandando anche i libri in cassintegrazione: più di tremila titoli al mese non vedranno più la stampa. Che cosa ha smesso di arrivare alle rotative? Soprattutto romanzi e saggistica. I libri per ragazzi invece hanno numeri quasi invariati (alla faccia di chi dice che i piccoli non leggono), mentre è aumentata la produzione di titoli legati ad argomenti religiosi, complici anche le dimissioni di Benedetto XVI e l'elezione del nuovo pontefice. Questa diminuzione delle uscite è un male? Secondo molti no: il flusso di titoli sempre nuovi influiva moltissimo sulla durata di quelli usciti prima, che sullo scaffale delle librerie resistevano al massimo per un mese, poi dovevano lasciare spazio agli altri. Anche molti librai pensano che ora i libri avranno più tempo per essere trovati dai lettori, complice il fatto che la crisi sembra aver abbassato i prezzi di copertina, scesi mediamente di un euro rispetto allo stesso periodo dell'anno scorso. Ma siamo così sicuri che per i lettori la diminuzione dei titoli sia un bene? Vi diamo quattro spunti per riflettere sull'ipotesi che sia vero il contrario.