Non esistono libri morali o immorali. I libri sono scritti bene o scritti male. Questo è tutto.Oscar Wilde
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Let­tu­re an­ti­bul­li­smo

Sia­mo pro­fon­da­men­te con­vin­ti che "più cul­tu­ra per tut­ti" sia la so­lu­zio­ne a buo­na par­te dei ma­li del­la no­stra so­cie­tà. Quin­di ec­co la ri­spo­sta di Ma­re di Li­bri, il fe­sti­val dei ra­gaz­zi che leg­go­no, ai bul­li­smi di ie­ri e di og­gi: una bi­blio­gra­fia ra­gio­na­ta e ap­pas­sio­na­ta che con­di­vi­dia­mo e vi in­vi­tia­mo (que­sta sì) a far gi­ra­re.

Partner: Di co­sa par­lia­mo quan­do par­lia­mo di Sar­dex

Mo­ne­ta a chi­lo­me­tro ze­ro. Mo­ne­ta al­ter­na­ti­va a tas­so ze­ro. Mo­ne­ta vir­tua­le con­tro la cri­si. Cir­cui­to di cre­di­to com­mer­cia­le. Mer­ca­to pa­ral­le­lo. Sem­bra che quan­do si par­la di Sar­dex si par­li so­lo di sol­di. Ma è so­lo que­sto, Sar­dex?
Sul­le ma­gliet­te di Lì­be­ros c’è scrit­to Con la cul­tu­ra si man­gia, e non ab­bia­mo cer­to ti­mo­re di par­la­re di sol­di, noi, ché chi la­vo­ra nel­la cul­tu­ra non è un’a­ni­ma bel­la che vi­ve d’a­ria. Ep­pu­re, quan­do pen­sia­mo a Sar­dex, noi di Lì­be­ros ve­dia­mo al­tro, so­prat­tut­to al­tro.

Partner: Turri aderisce a Lìberos


TurriIl comune di Turri ha deliberato di aderire a Lìberos. Molti amministratori ci stanno contattando per capire come possono fare lo stesso. Non è difficile: il primo atto è una delibera di adesione al circuito e al codice etico da parte dell'ente (mandatecela, però, se no non sappiamo che ci siete!) Se sei un amministratore e vuoi saperne di più, scrivi a segreteria@liberos.it. 
 

Contributi: I nu­me­ri ci rac­con­ta­no la let­tu­ra in Sar­de­gna

Piccoli lettori crescono (ph Alecani)Di Ni­co­lò Mi­ghe­li - I sar­di leg­go­no, non è una no­vi­tà. O al­me­no leg­go­no quan­to si leg­ge me­dia­men­te in Ita­lia, an­zi qual­co­sa in più, uno stri­min­zi­to 0,2. Ov­ve­ro Ita­lia 42,0% e Sar­de­gna 42,02%. I mo­ti­vi, è sta­to det­to più vol­te, so­no le­ga­ti a una cer­ta dif­fu­sio­ne di bi­blio­te­che pub­bli­che nel ter­ri­to­rio, for­se an­che ai fe­sti­val let­te­ra­ri, al­le pre­sen­ta­zio­ni di li­bri. Il fat­to che mol­ti sar­di scri­va­no è si­cu­ra­men­te un aspet­to che fa­ci­li­ta l’a­bi­tu­di­ne al­la let­tu­ra. Ne­gli ul­ti­mi de­cen­ni poi, mol­ti scrit­to­ri e scrit­tri­ci han­no rag­giun­to no­to­rie­tà in­ter­na­zio­na­le  e que­sto è un ul­te­rio­re fat­to­re di in­cen­ti­va­zio­ne. Va­le il no­to prin­ci­pio del­l’oc­chio stra­nie­ro che dà va­lo­re a quel­lo che l’a­bi­tu­di­ne por­ta a sot­to­va­lu­ta­re. C’è da es­ser­ne con­ten­ti? Sì, ma so­lo in par­te. 

Riflessioni utili: L'as­so­cia­zio­ni­smo che ci fre­na

paroleingabbiaE se l'as­so­cia­zio­ni­smo, a vol­te, fos­se un fre­no per la cul­tu­ra?
Chie­der­lo in un pae­se co­me il no­stro suo­na qua­si co­me un'e­re­sia: le as­so­cia­zio­ni, in par­ti­co­lar mo­do quel­le non ri­co­no­sciu­te, so­no l'os­sa­tu­ra ci­vi­ca del­l'I­ta­lia. È at­tor­no al­l'as­so­cia­zio­ni­smo che si or­ga­niz­za la vi­ta cul­tu­ra­le dif­fu­sa sui ter­ri­to­ri, da­gli even­ti mu­si­ca­li a quel­li tea­tra­li pas­san­do per i grup­pi di ap­pas­sio­na­ti di ar­te e let­te­ra­tu­ra. In mol­tis­si­mi ca­si, le as­so­cia­zio­ni svol­go­no un la­vo­ro di al­fa­be­tiz­za­zio­ne cul­tu­ra­le di ba­se che le isti­tu­zio­ni non rie­sco­no a por­ta­re avan­ti. Co­me può, que­sto, es­se­re con­si­de­ra­to un osta­co­lo?

Pron­tua­rio di ge­stio­ne dei con­flit­ti per pa­ga­re il con­to al bar

Ogni ter­ra ha la sua sto­ria e la sto­ria del­la Sar­de­gna è fat­ta di ac­co­glien­za e di ospi­ta­li­tà (a vol­te pu­re trop­pa). Lad­do­ve in al­tri luo­ghi si fa al­la ro­ma­na o si re­ci­ta am­ba­ra­bà­cic­ci­coc­cò con le di­ta in­cro­cia­te per ve­de­re a chi il fa­to get­te­rà ad­dos­so l'o­ne­re in­gra­to di pa­ga­re il con­to, in gran par­te del­l'i­so­la av­vie­ne esat­ta­men­te l'op­po­sto: as­su­mer­si il ruo­lo di sal­da­re le con­su­ma­zio­ni al­trui è un di­rit­to di ospi­ta­li­tà di­fe­so stre­nua­men­te con­tro chiun­que cer­chi di ap­pro­priar­se­ne sen­za ave­re ade­gua­ti ti­to­li. E poi­ché i ti­to­li per in­vi­ta­re ri­ten­go­no di aver­li tut­ti, la li­tur­gia per ve­ri­fi­ca­re chi è che li pos­sie­de ve­ra­men­te è in ul­ti­ma istan­za in ma­no al ba­ri­sta. Ma non è sem­pre pa­ci­fi­co, que­sto con­ten­zio­so.

La Sar­de­gna che scri­ve: Mi­le­na Agus

In esclu­si­va per i let­to­ri di Lì­be­ros, pub­bli­chia­mo il pri­mo ca­pi­to­lo di Ter­re Pro­mes­se, in usci­ta l'11 mag­gio. Si rin­gra­zia la ca­sa edi­tri­ce Not­te­tem­po. 

Mi­le­na Agus è na­ta a Ge­no­va da ge­ni­to­ri sar­di e vi­ve a Ca­glia­ri do­ve in­se­gna ita­lia­no e sto­ria al Li­ceo. Au­tri­ce di cin­que ro­man­zi, Men­tre dor­me il pe­sce­ca­ne (2005), Mal di pie­tre (2006), Ali di bab­bo (2008), La con­tes­sa di ri­cot­ta (2009), Sot­to­so­pra (2012) tut­ti edi­ti in Ita­lia da not­te­tem­po e tra­dot­ti in più di ven­ti lin­gue, Mi­le­na Agus ha ri­ce­vu­to nu­me­ro­si pre­mi let­te­ra­ri, tra i qua­li il pre­sti­gio­so Pre­mio Ze­ril­li-Ma­ri­mò a New York. Nel 2014, sem­pre per not­te­tem­po, ha pub­bli­ca­to con Lu­cia­na Ca­stel­li­na, Guar­da­ti dal­la mia fa­me.

Per non per­de­re i pros­si­mi ap­pun­ta­men­ti con Mi­le­na Agus, tie­ni d'oc­chio il ca­len­da­rio de­gli even­ti.
 

Tut­ti paz­zi per la let­tu­ra! 

DON QUIXOTENon fu per il tan­to leg­ge­re che don Chi­sciot­te im­paz­zì. Lo psi­chia­tra ga­li­zia­no Ti­bur­cio An­go­sto so­stie­ne che l’hi­dal­go ab­bia per­so il sen­no per­ché cer­ca­va un sen­so in quel­lo che leg­ge­va. Sof­fri­va di psi­co­si reat­ti­va e avreb­be avu­to bi­so­gno di tran­quil­lan­ti.
A quel ca­va­lie­re lan­cia in re­sta, scu­do an­ti­co, ron­zi­no ma­gro e le­vrie­ro ca­pi­tò qual­co­sa di inau­di­to: “si era im­mer­so tan­to nel­la let­tu­ra, che pas­sa­va le not­ti leg­gen­do da un’al­ba al­l’al­tra e i gior­ni da un tra­mon­to al­l’al­tro, e co­sì a for­za di dor­mi­re tan­to po­co e di leg­ge­re tan­to, gli si sec­cò il cer­vel­lo tan­to da per­de­re il sen­no." È co­sì che Mi­guel de Cer­van­tes de­scri­ve il mo­do in cui Alon­so Chi­scia­no di­ven­ne mat­to. Que­sto pas­so ha con­se­gna­to al­l’im­ma­gi­na­rio po­po­la­re l’i­dea che a far­lo im­paz­zi­re fu la quan­ti­tà di li­bri ca­val­le­re­schi che di­vo­ra­va. Pe­rò lo psi­chia­tra Ti­bur­cio An­go­sto Sau­ra ha tro­va­to una sfu­ma­tu­ra.

La Sar­de­gna che scri­ve: Gian­ni Tet­ti

GIANNI TETTIIn esclu­si­va per i let­to­ri di Lì­be­ros, il pri­mo ca­pi­to­lo del ro­man­zo can­di­da­to al Pre­mio Stre­ga. Si rin­gra­zia per que­sto la ca­sa edi­tri­ce Neo.

Gian­ni Tet­ti na­sce e vi­ve a Sas­sa­ri. Spe­cia­liz­za­to in tec­ni­che di nar­ra­zio­ne per ci­ne­ma e tv, ha con­se­gui­to un dot­to­ra­to in Sto­ria e Cri­ti­ca del Ci­ne­ma. Ha scrit­to e di­ret­to il do­cu­men­ta­rio Un pas­so do­po l’al­tro, è sce­neg­gia­to­re del lun­go­me­trag­gio Sa­Grà­scia (re­gia di Bo­ni­fa­cio An­gius). Suoi rac­con­ti so­no sta­ti pub­bli­ca­ti su Fri­gi­dai­re, Il Ma­le, At­ti Im­pu­ri, Pro­spek­ti­va e in di­ver­se an­to­lo­gie, tra cui E mo­ri­ro­no tut­ti fe­li­ci e con­ten­ti (Neo Edi­zio­ni, 2008). Per Neo Edi­zio­ni, nel 2010, ha pub­bli­ca­to il li­bro I ca­ni là fuo­ri e nel 2014 Met­te piog­gia. Lo scor­so di­cem­bre esce, sem­pre per Neo, Il gran­de nu­do, che chiu­de la "ti­lo­gia del ven­to", e che è sta­to can­di­da­to al Pre­mio Stre­ga 2017. 

Per non per­de­re i pros­si­mi ap­pun­ta­men­ti con Gian­ni Tet­ti, tie­ni d'oc­chio il ca­len­da­rio de­gli even­ti.
 

Én­tu­la e Sa­ru­le: La fron­tie­ra, l'ac­co­glien­za


LEOGRANDE SARULE
Én­tu­la 2017 ha pre­so l’av­vio lo scor­so 30 mar­zo, pro­ta­go­ni­sta Ales­san­dro Leo­gran­de, il suo li­bro La Fron­tie­ra e la co­mu­ni­tà di Sa­ru­le. Que­sto in­con­tro è sta­to l’e­sem­pio con­cre­to di ciò che vor­rem­mo di­ven­tas­se­ro tut­ti i no­stri ap­pun­ta­men­ti: una fon­te di ar­ric­chi­men­to, uno spun­to per af­fron­ta­re pic­co­li e gran­di te­mi, un’oc­ca­sio­ne per coin­vol­ge­re le per­so­ne, svi­lup­pa­re re­la­zio­ni e spri­gio­na­re le ener­gie che ogni co­mu­ni­tà pos­sie­de.

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di Goethe
edito da Rizzoli nel 2003

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All'epoca lo lesse il mio migliore amico da una vita che eravamo ancora al liceo (io leggevo "i russi", a quell'epoca). Me lo distrusse come una mezza palla, insomma romanticume tedesco come i dolori di Werther... Bastò questo a ternerlo lontano per i successivi vent'anni. Ma si sa che la vita ti costringe a ritornare sulle tue scelte…

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Memorie dal sottosuolo
di Fedor M. Dostoevskij
edito da Arnoldo Mondadori nel 1987

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