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Emmanuel Carrère

Ucronia

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Aggiornato il 27-06-2026 da Michela L.
Disponibile in 1 libreria
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Nel romanzo di Sarban «Il richiamo del corno», un ufficiale della Marina britannica sperimenta l’incubo di risvegliarsi in un mondo nazificato, dove i prigionieri-­schiavi sono selvaggina per la caccia di un feroce sovrano: un’allarmante rappresentazio­ne della storia come «avrebbe potuto» svolgersi – o «ucronia», come l’ha definita nel 1876 Charles Renou­vier. Che nasca dal rimpianto o dalla ribellione, da un credo filosofico-religioso o dall’attrazione per gli infiniti possibili, ogni opera ucronica è destinata a falcidiare certezze, a dinamitare la nostra visio­ne del mondo, giacché insinua il dubbio che la sto­ria sia un gigantesco trompe-l'œil e che anche la più confortante realtà possa di colpo vacillare, spalan­cando abissi angosciosi. A questo sovversivo gene­re letterario, cui lo lega una tenace passione, Em­manuel Carrère ha dedicato una seducente rifles­sione che, oltre a ripercorrerne le tappe salienti, ne addita le sconcertanti implicazioni: i regimi to­talitari non hanno del resto adottato la tecnica u­cronica per imporre una storia controfattuale? Ma c’è di più: proprio quando sembra rivestire i panni del teorico sottile e distaccato, Carrère ci trascina nel laboratorio da cui sono nati «I baffi» e «L’Avversario», dove vite parallele e alternative sgretolano quel­la fragile costruzione che è la nostra identità. E ci svela che, dalle più innocenti rêverie retrospettive fino alle devianze che sogniamo o paventiamo, l’ucronia è sempre dentro di noi.

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Editore: Adelphi Edizioni spa

Lingua: (DATO NON PRESENTE)

Numero di pagine: 160

Formato: BOOK

ISBN-10: 8845988058

ISBN-13: 9788845988059

Data di pubblicazione: 2024

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Nel romanzo di Sarban «Il richiamo del corno», un ufficiale della Marina britannica sperimenta l’incubo di risvegliarsi in un mondo nazificato, dove i prigionieri-­schiavi sono selvaggina per la caccia di un feroce sovrano: un’allarmante rappresentazio­ne della storia come «avrebbe potuto» svolgersi – o «ucronia», come l’ha definita nel 1876 Charles Renou­vier. Che nasca dal rimpianto o dalla ribellione, da un credo filosofico-religioso o dall’attrazione per gli infiniti possibili, ogni opera ucronica è destinata a falcidiare certezze, a dinamitare la nostra visio­ne del mondo, giacché insinua il dubbio che la sto­ria sia un gigantesco trompe-l'œil e che anche la più confortante realtà possa di colpo vacillare, spalan­cando abissi angosciosi. A questo sovversivo gene­re letterario, cui lo lega una tenace passione, Em­manuel Carrère ha dedicato una seducente rifles­sione che, oltre a ripercorrerne le tappe salienti, ne addita le sconcertanti implicazioni: i regimi to­talitari non hanno del resto adottato la tecnica u­cronica per imporre una storia controfattuale? Ma c’è di più: proprio quando sembra rivestire i panni del teorico sottile e distaccato, Carrère ci trascina nel laboratorio da cui sono nati «I baffi» e «L’Avversario», dove vite parallele e alternative sgretolano quel­la fragile costruzione che è la nostra identità. E ci svela che, dalle più innocenti rêverie retrospettive fino alle devianze che sogniamo o paventiamo, l’ucronia è sempre dentro di noi.

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